Il mio fare Arte

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L’Olio, l’Acrilico e il Silicone

La prima sera: tre tele appena acquistate e sballate dal cellophane. Mentre le guardo, penso a cosa mettere giù, ma in quel momento l’occhio plana sulle cartucce di “silicone” che ho nella mia stanza perché devo ultimare delle rifiniture che completano l’arredamento su misura che ho appena montato. Il silicone, in questi casi, serve a nascondere gli spazi millimetrici che possono rimanere quando si effettuano gli adattamenti speciali di montaggio!

È stato un baleno… ho preso una cartuccia e mi sono messo a fare delle tracce, senza nemmeno prima farle a matita! Sono partito e basta!
Al tatto, il silicone appare morbido, resistente, tiepido: una sensazione piacevole che si aggiunge a quella visiva. La tela acquista, con discrezione, un piano tridimensionale dove le linee di silicone creano giochi d’ombra e chiedono insistentemente di essere toccate, quasi fossero un codice estraneo alla vista! Sapevo che questa sensazione così corporea del tratto avrebbe calamitato tutti.

Era come fossi comandato a realizzare arte allo scopo di trasmettere sensazioni. Il silicone è un materiale molto forte, resistente e anche se viene toccato mille volte non si rovina, come il corpo umano. E come questo è piacevole, affascinante, quasi sorprendente ad ogni carezza. Dopo aver iniziato con il silicone nero, mi sono messo alla minuziosa e particolare ricerca di altri tipi di silicone, ora lo trovo in diversi colori e riesco anche a creare sfumature in un’unica traccia. Lavorare con olio, acrilico e silicone è eccitante.

L’atto creativo è come una febbre d’amore dove le sensazioni esplodono fragorosamente e mi coinvolgono tanto da annullare lo spazio tempo usuale. Il dolore, che non mi abbandona mai facilmente, in questi momenti resta in sospeso, come in un’apnea pericolosa che manda segnali che trasformo subito in colori, campi, confini di silicone.